Volevo ringraziare di cuore il professor Giuseppe Magnolo, vice direttore del periodico bimestrale salentino Il filo di Aracne per la recensione letteraria de La rosa di Carentan pubblicata sul numero 1 (gennaio/marzo) del 2020. Riporto di seguito l’articolo.

LA ROSA DI CARENTAN – romanzo di Antonio Salmeri
Una tenera storia d’amore sullo sfondo devastante della guerra
di Giuseppe Magnolo
È ampiamente risaputo che gli italiani non brillano come lettori. Sono assai pochi coloro che nell’arco di un anno leggono un libro, o consultano un giornale quotidiano o periodico in modo sistematico, spesso limitandosi ai titoli di testa e a qualche fotogramma che cattura in modo fugace la loro attenzione. Eppure è dimostrato che la lettura è il modo migliore per allenare la mente a riflettere, a ricordare, a tentare talvolta di esprimere giudizi di valore, senza rassegnarsi ad assorbirli passivamente da chi pretende di elaborarli per noi. Giustamente Umberto Eco lamentava la scarsa dimestichezza con la memoria storica da parte delle nuove generazioni, che risultano gravemente sguarnite di fronte a molti tentativi di mistificazione ad esse rivolti. E invece i conti con la storia devono rimanere costantemente aperti, come opportunamente ci ricorda Paolo Mieli, non nel senso di esser pronti ad accettare acriticamente qualunque revisionismo negazionista, ma in quello assai più razionale di continuare ad approfondire le nostre indagini sulle ragioni che portano a distinguere tra cause e motivazioni differenti nei diversi contesti storici, per operare delle scelte fondate su considerazioni morali di ampia portata e che possano risultare condivisibili. Ben venga quindi qualunque invito alla lettura che sappia unire la ricerca della verità documentale con l’interesse che può scaturire da una narrazione avvincente.
N. 1, anno XV – Gennaio/marzo 2020.
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È proprio quel che avviene con La Rosa di Carentan, un romanzo incentrato su una storia d’amore che si svolge sullo sfondo del secondo conflitto mondiale, precisamente in terra di Francia subito dopo lo sbarco alleato dell’estate 1944. I protagonisti sono due giovani: Kevin è un militare americano operativo in Normandia, Myriam è invece un’attivista della resistenza francese. I due si amano, ma vedono il loro rapporto minacciato da circostanze che contrastano questa relazione, mettendo a rischio le loro possibilità di sopravvivenza. La vicenda si sviluppa dal un lato sul piano sentimentale, con tutte le incognite connesse alla situazione di belligeranza, ma poi viene gradualmente proiettata su uno sfondo di forte contrapposizione tra due visioni del mondo con i rispettivi valori di riferimento: democrazia contro totalitarismo, libertà contro oppressione, civiltà contro barbarie, tolleranza contro razzismo, amore e amicizia contro odio ed efferatezza.
Antonio Salmeri è un romanziere esordiente. Di origini siciliane (è nato a Milazzo nel 1986), poi trasferito nel nord-Italia per motivi di studio e di lavoro, si è misurato con varie tipologie di scrittura, dimostrando capacità di adattamento a contesti narrativi diversi. Muovendo sempre da scrupolosa documentazione storiografica, la sua attenzione tende a focalizzarsi su situazioni comportamentali che mettono a dura prova le qualità umane di resilienza e fiducia nella possibilità di sopravvivere, contrastando con tenacia anche le peggiori aberrazioni concepibili da menti votate al male.
Va detto che l’autore affronta questo appuntamento letterario non con l’atteggiamento del neofita, ma con quello di chi ha temprato le proprie risorse concettuali ed espressive attraverso una lunga dimestichezza con autori sia classici che moderni. In particolare questi ultimi gli hanno fornito importanti modelli di riferimento, non solo di estrazione regionale a lui consona (da Giovanni Verga a Tomasi di Lampedusa, da Leonardo Sciascia ad Andrea Camilleri), ma anche di rinomanza internazionale (Wilbur Smith, Dan Brown, Stephen King).
La sua tecnica espressiva è essenzialmente fattuale, ossia basata sulla concretezza percettiva e la evidente verificabilità degli elementi narrativi. Seppure frutto di invenzione fantastica, questi mantengono una plausibilità quasi da sequenza cinematica, che per alcuni versi richiama il neorealismo. Altro aspetto distintivo del romanzo è l’accorta definizione dei diversi piani temporali, che nella trama si intersecano e si dipanano tenendo il lettore inchiodato all’evolvere di eventi che si svolgono costantemente sul filo del rasoio, sotto la minaccia della guerra nei sui aspetti più brutali. La modalità narrativa adoperata risulta circostanziata e coinvolgente, improntata su un impressionismo descrittivo che, facendo leva sui dettagli situazionali, presenta gli eventi in modo efficace e realistico, destando nel lettore un interesse immediato. Di volta in volta si assiste a scontri bellici cruenti, attentati ed incursioni imprevisti, vessazioni contro civili inermi, ma anche a momenti di delicata intimità, di virile empatia tra individui esposti agli effetti disumanizzanti della guerra, di intesa umana che travalica le rigide gerarchie dettate dalla disciplina militare.
A tratti l’opera acquista una dimensione quasi epica, in cui si fronteggiano popoli e culture diverse, ciascuno portatore di ideali differenti circa il futuro dell’umanità, e al tempo stesso non mancano lotte e contrasti tra personaggi che in qualche modo richiamano gli antichi eroi, seppure proiettati in una dimensione di attualità. Tuttavia la tentazione revisionista di mettere i contendenti tutti sullo stesso piano, stendendo un velo di umana pietà sugli effetti devastanti della guerra per rendere l’onore delle armi anche ai perdenti (che poi sono “i cattivi”), non deve far dimenticare le motivazioni perverse che erano alla base dell’ideologia nazista e i metodi crudeli e disumani con cui la si voleva imporre al mondo intero.
Nello sviluppo delle sequenze espositive del romanzo si nota una bilanciata alternanza tra parti narrative e momenti di dialogo più o meno serrato, come pure un frequente cambiamento nel punto di vista adottato, che rispecchia quello delle diverse dramatis personae, obbligando spesso il lettore non solo a prendere posizione in favore dell’uno o l’altro dei protagonisti, ma a mettere in discussione le proprie convinzioni morali, vagliandone la reale adeguatezza. Altro dato significativo è il ritmo incalzante che viene impresso allo svolgimento dei fatti narrati, un espediente rivolto ad accentuare la drammaticità degli eventi attenendosi, per quanto consentito da un’opera narrativa, alle tre unità pseudo-aristoteliche: unità di tempo (poche settimane dal D-day all’avanzata alleata in Francia), unità di luogo (Carentan e dintorni come epicentro delle operazioni militari nella penisola del Cotentin in Normandia), unità d’azione (le vicende di un amore minacciato che trionfa provocando una giusta espiazione).
L’effetto coinvolgente che scaturisce dalla narrazione genera un crescente stato di suspense, grazie ad una particolare struttura della trama, articolata in modulazioni tematiche diverse e contrapposte (dramma individuale e tragedia collettiva, vissuto diretto e flash back di memoria, rapide variazioni di prospettiva nell’osservazione di avvenimenti imprevisti), che inevitabilmente inducono il lettore a superare qualunque residuo atteggiamento di impassibile distacco, predisponendosi agevolmente ad uno stato d’animo di completa immedesimazione nelle vicende descritte. Per altro verso l’intento di realizzare un’opera interessante e gradevole non sminuisce l’impegno etico dell’autore. Il che ci riporta a constatare ancora una volta come, in situazioni terribili, la “banalità del male” (come opportunamente ci ricorda Hannah Arendt) possa diventare talmente contagiosa da non risparmiare nessuno. Perché in fondo gli esseri umani, vittime o carnefici, sono tutti figli di Caino. Tuttavia alla fine è sempre l’amore che fa la differenza, e riesce a redimere i sentimenti, permettendo alla vita di continuare.
Il romanzo riesce coinvolgente sin dalle prime pagine, creando una forte tensione emotiva. Si vedano le delicate scene di intimità fra i due giovani amanti, che a tratti richiamano l’amore contrastato di Giulietta e Romeo, o per converso gli episodi terribili di crudeltà da parte degli aguzzini tedeschi, che non sono lontani dalla miglior tradizione dei racconti dell’orrore di E.A. Poe. Inoltre chi legge è spesso sollecitato ad abbandonare temporaneamente il gusto derivante da una narrazione intrigante, per assumere un contegno di ben più elevata responsabilità, consona a chi non può esimersi dall’esprimere un giudizio morale, necessariamente ponderato ed anche sofferto, su un momento importante della storia recente individuale e collettiva, i cui effetti perdurano e continueranno a proiettarsi sulle coscienze di molte generazioni a venire.
La rosa di Carentan è disponibile in versione e-book e cartacea su
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Decisamente interessante. Rende bene la sostanza
dell’ opera e le qualità dello scrittore.
Lo scrittore racconta una guerra che difficilmente leggiamo sui libri di storia, che descrivono principalmente gli eventi vissuti in prima linea. Racconta tutta l’umanità nascosta dietro a quei numeri o luoghi, che vengono dai libri e dagli strumenti mass-mediatici di oggi come la televisione o internet. È qui che lo scrittore da giustizia e vita alla storia che viviamo: la guerra non ha senso e se mai ci troveremo in una situazione simile non avremo la forza di vincerla se non con qualcosa che nasce e si sviluppa nella storia di questo romanzo. Il protagonista, infatti, ci guida con coraggio in un percorso che non conosce limiti nel tempo e che è sempre attuale. La storia di questo romanzo è una speranza, è un piccolo lume acceso nelle oscurità degli ideologismi e delle ingiustizie che sono latenti in questo mondo.